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SPAGHETTI ALLA CHITARRA

€ 7,50

SPAGHETTI ALLA CHITARRA

La famiglia Vicidomini, dal 1800, nell’antico pastificio a Castel san Giorgio, da oltre due secoli e sei generazioni produce pasta, sia lunga che corta (ora anche colorata), lavorata secondo gli antichi metodi e trafilata in bronzo. È uno dei pochi pastifici in Italia che è ubicato nel centro storico del paese (per fortuna!). Pare che l’edificio risalga al 1200. Luigi è il custode di questa tradizione iniziata nel 1812. Più di cento formati. Grano italiano della Puglia. Semola di grano duro extra prodotta ad Altamura. La semola viene lavorata in maniera naturale, solo con acqua. Il risultato? Un prodotto di assoluta eccellenza, sano e naturale. La lavorazione lenta, la lunga essiccazione ambiente e la trafilatura al bronzo danno una pasta artigianale di qualità eccellente, molto porosa. La pasta trafilata viene distesa sui telai areati e sistemata in una stanza detta Cella Cirillo, dal nome del suo inventore. Per le trafile corte ci vogliono due giorni di essiccazione, a bassa temperatura, mentre per quelle lunghe ne servono quattro. Nella cella Cirillo, sui telai dispiegati uno sull’altro, decisivo è il dosaggio del vento in relazione al tasso di umidità, alla temperatura, alla quantità. La pasta poi, ogni tanto viene spostata manualmente. Quindi ogni pacco è diverso dall’altro. La pasta si presenta in pacchi da mezzo kg e da un kg; viene pesata e confezionata a mano, per raggiungere poi una vasta clientela di ristoratori, appassionati, cultori del gusto. Scialatielli, spaghetti alla chitarra, penne a candela, sfiziusielli, canneroni lisci, tagliatelle, spaghettoni, cannolicchi, pasta al ceppo, fusilli caserecci, onde, calamaretti, pennette casarecce, per citarne alcune; paste colorate; paste insaporite; formati speciali come le tagliatelle integrali. Utilizzo: la pasta è il piatto per eccellenza della tradizione italiana, è un piatto versatile che si può condire in mille modi, dai sughi più raffinati ed elaborati a quelli più semplici. È la regina della cucina. Ma è anche alla base della dieta mediterranea. La pasta è ricca di carboidrati complessi che forniscono energia a lungo termine, con un indice glicemico medio. Se consumata di sera i carboidrati stimolano la produzione della serotonina, che favorisce il rilassamento. Svariate le preparazioni: al pomodoro, in timballo, risottata, fredda ad insalata, nelle zuppe, nelle minestre, nei primi di terra e in quelli di mare. Al forno. Con le patate. Con le verdure. A frittata. Con aglio, olio e peperoncino. Gratinata. ​​​​​​​Si consiglia di provare gli spaghetti alla chitarra con il pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto intero salsato. Cuocere la pasta in acqua precedentemente salata. Intanto in una padella soffriggere uno spicchio d’aglio. Appena imbiondito, toglierlo, e versare i pomodorini. Salare e cuocere a fuoco vivace per 15 minuti circa. Aggiungere (a gusto) un pizzico di polvere di peperoncino di Siloe. Scolare la pasta e versarla nella padella. Mescolare bene e servire calda con una fogliolina di basilico fresco.  Prodotto in Campania Ingredienti: prodotto a base di semola di grano duro ed acqua Peso netto: grammi 1000 Costo: € 7,50    

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SCIALATIELLI

€ 8,00

SCIALATIELLI

La famiglia Vicidomini, dal 1800, nell’antico pastificio a Castel san Giorgio, da oltre due secoli e sei generazioni produce pasta, sia lunga che corta (ora anche colorata), lavorata secondo gli antichi metodi e trafilata in bronzo. È uno dei pochi pastifici in Italia che è ubicato nel centro storico del paese (per fortuna!). Pare che l’edificio risalga al 1200. Luigi è il custode di questa tradizione iniziata nel 1812. Più di cento formati. Grano italiano della Puglia. Semola di grano duro extra prodotta ad Altamura. La semola viene lavorata in maniera naturale, solo con acqua. Il risultato? Un prodotto di assoluta eccellenza, sano e naturale. La lavorazione lenta, la lunga essiccazione ambiente e la trafilatura al bronzo danno una pasta artigianale di qualità eccellente, molto porosa. La pasta trafilata viene distesa sui telai areati e sistemata in una stanza detta Cella Cirillo, dal nome del suo inventore. Per le trafile corte ci vogliono due giorni di essiccazione, a bassa temperatura, mentre per quelle lunghe ne servono quattro. Nella cella Cirillo, sui telai dispiegati uno sull’altro, decisivo è il dosaggio del vento in relazione al tasso di umidità, alla temperatura, alla quantità. La pasta poi, ogni tanto viene spostata manualmente. Quindi ogni pacco è diverso dall’altro. La pasta si presenta in pacchi da mezzo kg e da un kg; viene pesata e confezionata a mano, per raggiungere poi una vasta clientela di ristoratori, appassionati, cultori del gusto. Scialatielli, spaghetti alla chitarra, penne a candela, sfiziusielli, canneroni lisci, tagliatelle, spaghettoni, cannolicchi, pasta al ceppo, fusilli caserecci, onde, calamaretti, pennette casarecce, per citarne alcune; paste colorate; paste insaporite; formati speciali come le tagliatelle integrali. Utilizzo: la pasta è il piatto per eccellenza della tradizione italiana, è un piatto versatile che si può condire in mille modi, dai sughi più raffinati ed elaborati a quelli più semplici. È la regina della cucina. Ma è anche alla base della dieta mediterranea. La pasta è ricca di carboidrati complessi che forniscono energia a lungo termine, con un indice glicemico medio. Se consumata di sera i carboidrati stimolano la produzione della serotonina, che favorisce il rilassamento. Svariate le preparazioni: al pomodoro, in timballo, risottata, fredda ad insalata, nelle zuppe, nelle minestre, nei primi di terra e in quelli di mare. Al forno. Con le patate. Con le verdure. A frittata. Con aglio, olio e peperoncino. Gratinata. ​​​​​​​ ​​​​​​​Si consiglia di provare gli scialatielli con vongole, cime di rape e salsina di cime di rape. Cuocere la pasta in acqua precedentemente salata. A metà cottura aggiungere le rape mondate e lavate. Intanto mettere le vongole in una padella calda e farle aprire. Toglierle e filtrare il loro liquido. Soffriggere uno spicchio d’aglio con un po' d’olio; appena imbiondito levarlo e aggiungere le vongole con un po' del loro liquido. Scolare la pasta e mescolarla alle vongole. Farla insaporire, unire un cucchiaino di salsina di cime di rape e servirla calda con un filo d’olio a crudo! Prodotto in Campania Ingredienti: prodotto a base di semola di grano duro ed acqua Peso netto: grammi 1000 ​​​​​​​ Costo: € 8,00  

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Cirò rosso classico superiore Riserva

€ 50,00

Cirò rosso classico superiore Riserva

L’incontro con questa cantina nasce da una telefonata che io faccio al mio amico Antonio Abbruzzino, del ristorante Abbruzzino, stella Michelin della mia Regione. Avevo incontrato qualche giorno prima Antonio e la moglie Rosetta a Magnatum la degusteria, e fatto con loro una lunga chiacchiera sulla carta dei vini che entrambi volevamo riformare. È da quel lungo confronto che nacquero nuove idee. Ricordo che era metà mattina e Antonio nel rispondermi mi disse: “ho appena parlato di te…qui c’è Calabretta e gli sto facendo un ordine, tu che ne pensi dei suoi vini”? La mia risposta fu secca. Non li conosco, però una persona di cui mi fido molto me ne ha parlato in maniera entusiastica. Sono dell’idea che bisogna essere sempre leali, non fare gli esperti per sentito dire. Non passarono molti giorni (siamo a dicembre 2015) e Cataldo Calabretta venne a farmi visita con il suo agente Pino Guzzo. Mi raccontò tanto e mi lasciò anche una campionatura da provare. Il Cirò rosso classico superiore e il Cirò bianco furono i miei vini d’elezione della stagione 2016. Devo a Cataldo la conoscenza del mondo FIVI (federazione italiana vignaioli), ma anche l’amicizia vera di Roberto Polisicchio che di professione fa il dottore commercialista, ma è altresì cultore di cibo e vino, nonché bella penna! Touchè. Denominazione: Cirò rosso classico superiore Riserva Anno: 2013 (vino biologico certificato) Tipologia: vino rosso fermo Vitigni: gaglioppo 100% Formato: bottiglia 150 cl ℮ Alcool: 14,5% Vol. Vinificazione spontanea con lieviti indigeni. Affinamento in vasche di cemento per 24 mesi. Vino con un bel caratterino, è il Cirò che non ti aspetti, non facile, ma è uno di quei vini che ha tanto da raccontare e merita anche tanto ascolto. Poi un poco alla volta, te ne innamori perdutamente!! Qualche bottiglia andrebbe stipata…. Abbinamenti: cannelloni con pasticcio di vitellone, pasta e fagioli (meglio se ‘du Piru), stufato di manzo, polpette di manzo, carrè di abbacchio con patate, arista di maiale…. Regione che vai…piatto che trovi… Prodotto in Calabria Costo della bottiglia € 50,00 Un libro accanto: Made in Calbaria - la rete delle eccellenze calabresi -  di Piero Muscari comunicazione    

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Cirò rosso classico superiore Riserva

€ 30,00

Cirò rosso classico superiore Riserva

 L’incontro con questa cantina nasce da una telefonata che io faccio al mio amico Antonio Abbruzzino, del ristorante Abbruzzino, stella Michelin della mia Regione. Avevo incontrato qualche giorno prima Antonio e la moglie Rosetta a Magnatum la degusteria, e fatto con loro una lunga chiacchiera sulla carta dei vini che entrambi volevamo riformare. È da quel lungo confronto che nacquero nuove idee. Ricordo che era metà mattina e Antonio nel rispondermi mi disse: “ho appena parlato di te…qui c’è Calabretta e gli sto facendo un ordine, tu che ne pensi dei suoi vini”? La mia risposta fu secca. Non li conosco, però una persona di cui mi fido molto me ne ha parlato in maniera entusiastica. Sono dell’idea che bisogna essere sempre leali, non fare gli esperti per sentito dire. Non passarono molti giorni (siamo a dicembre 2015) e Cataldo Calabretta venne a farmi visita con il suo agente Pino Guzzo. Mi raccontò tanto e mi lasciò anche una campionatura da provare. Il Cirò rosso classico superiore e il Cirò bianco furono i miei vini d’elezione della stagione 2016. Devo a Cataldo la conoscenza del mondo FIVI (federazione italiana vignaioli), ma anche l’amicizia vera di Roberto Polisicchio che di professione fa il dottore commercialista, ma è altresì cultore di cibo e vino, nonché bella penna! Touchè. ​​​​​​​ Denominazione: Cirò rosso classico superiore Riserva Anno: 2013 (vino biologico certificato) Tipologia: vino rosso fermo Vitigni: gaglioppo 100% Formato: bottiglia 75 cl ℮ Alcool: 14,5% Vol. Vinificazione spontanea con lieviti indigeni. Affinamento in vasche di cemento per 24 mesi. Vino con un bel caratterino, è il Cirò che non ti aspetti, non facile, ma è uno di quei vini che ha tanto da raccontare e merita anche tanto ascolto. Poi un poco alla volta, te ne innamori perdutamente!! Qualche bottiglia andrebbe stipata…. Abbinamenti: cannelloni con pasticcio di vitellone, pasta e fagioli (meglio se ‘du Piru), stufato di manzo, polpette di manzo, carrè di abbacchio con patate, arista di maiale…. Regione che vai…piatto che trovi… Prodotto in Calabria Costo della bottiglia € 30,00 Un libro accanto: Ricettario di Cucina  Curcio Editore  

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LAOS RISERVA Terre di Cosenza DOP sottozona Verbicaro

€ 25,00

LAOS RISERVA Terre di Cosenza DOP sottozona Verbicaro

Ogni qualvolta sento parlare di Verbicaro, torno indietro nel tempo, e penso a tutte le volte che da bambino la curiosità di conoscere e la voglia di poter visitare questa comunità erano in me tanto forti. Verbicaro è da sempre sinonimo: terra di grandi uve e di grandi vini. Ricordo con piacere che mio padre il cui nome di battesimo era Salvatore, insieme ai suoi fratelli Eugenio e Luigi, nel periodo della vendemmia si recava a Verbicaro a comprare l’uva. Luigi ed Eugenio avevano la loro vigna (di anno in anno si accaparravano sempre dallo stesso contadino il pezzo di vigneto, che loro stessi andavano a raccogliere), mio padre alternava Verbicaro con Sambiase. Non era l’epoca dei cellulari e nemmeno tutti avevano in casa il telefono, la formula che dava più garanzie era la stretta di mano (altro che carta bollata)! Sempre nello stesso periodo entrava in gioco un altro fratello, Umberto, che però non abitava a Longobardi bensì a Fuscaldo, ma che di tutti diventava quello più determinante, era l’unico motorizzato. Con la sua ape 50 Piaggio, di colore giallo, iniziava a macinare chilometri. Quanta fatica! Dei quattro non so chi facesse il vino migliore. Una sola certezza: nessuno la dava vinta all’altro! I giudici erano altri due fratelli, Settimio e Francesco, entrambi emigrati nella provincia di Milano (uno a Corbetta e uno a Santo Stefano Ticino), lavoravano tutti e due all’Alfa Romeo di Arese. E puntualmente ogni anno si facevano gran belle bevute e rimandavano il verdetto all’anno successivo! Sono andato a Verbicaro da adulto e ci sono andato proprio in occasione dell’inaugurazione di una cantina: la Verbicaro Viti e Vini. Fu Mario Reda (stimato professionista e conoscitore nonché divulgatore delle eccellenze calabresi) ad invitarmi. Ricordo ancora le belle parole dell’allora arcivescovo Monsignor Crusco. E tutti gli anni mi reco in questa comunità a comprare un altro prodotto di eccellenza: i panicelli! Verbicaro è un territorio altamente vocato alla viticoltura e finalmente esprime racconti con i propri vini sulle tavole di chi ascolta il buono! LAOS RISERVA Denominazione: Terre di Cosenza DOP sottozona Verbicaro Anno: 2016 Tipologia: vino rosso fermo Vitigni: magliocco, greco nero e piccole percentuali di malvasia bianca Formato: bottiglia 75 cl ℮ Alcool: 14 % Vol. Vinificazione in serbatoi di acciaio termocondizionati. Affinamento 6 mesi in acciaio poi 12 mesi in rovere francese e ancora riposo in bottiglia per qualche mese prima di essere immesso sul mercato. Vino autorevole che ben gli starebbe il ruolo prestigioso di ambasciatore della terra di Calabria. Longevo con tanto da raccontare. Abbinamenti: con una bistecca (taglio fiorentina) di podolica, di chianina, di wagyu, di fassona…; con un brasato di manzo; con uno stufato di maiale; con la carne di capra. Ma anche con dei primi piatti importanti. Prodotto in Calabria Costo della bottiglia € 25,00 ​​​​​​​ Un libro accanto: L’ascolto dei sapori di Giovanna Ruo Berchera & Paolo Massobrio ed. Comunica  

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 BERBICARO Terre di Cosenza DOP sottozona Verbicaro

€ 9,50

BERBICARO Terre di Cosenza DOP sottozona Verbicaro

Ogni qualvolta sento parlare di Verbicaro, torno indietro nel tempo, e penso a tutte le volte che da bambino la curiosità di conoscere e la voglia di poter visitare questa comunità erano in me tanto forti. Verbicaro è da sempre sinonimo: terra di grandi uve e di grandi vini. Ricordo con piacere che mio padre il cui nome di battesimo era Salvatore, insieme ai suoi fratelli Eugenio e Luigi, nel periodo della vendemmia si recava a Verbicaro a comprare l’uva. Luigi ed Eugenio avevano la loro vigna (di anno in anno si accaparravano sempre dallo stesso contadino il pezzo di vigneto, che loro stessi andavano a raccogliere), mio padre alternava Verbicaro con Sambiase. Non era l’epoca dei cellulari e nemmeno tutti avevano in casa il telefono, la formula che dava più garanzie era la stretta di mano (altro che carta bollata)! Sempre nello stesso periodo entrava in gioco un altro fratello, Umberto, che però non abitava a Longobardi bensì a Fuscaldo, ma che di tutti diventava quello più determinante, era l’unico motorizzato. Con la sua ape 50 Piaggio, di colore giallo, iniziava a macinare chilometri. Quanta fatica! Dei quattro non so chi facesse il vino migliore. Una sola certezza: nessuno la dava vinta all’altro! I giudici erano altri due fratelli, Settimio e Francesco, entrambi emigrati nella provincia di Milano (uno a Corbetta e uno a Santo Stefano Ticino), lavoravano tutti e due all’Alfa Romeo di Arese. E puntualmente ogni anno si facevano gran belle bevute e rimandavano il verdetto all’anno successivo! Sono andato a Verbicaro da adulto e ci sono andato proprio in occasione dell’inaugurazione di una cantina: la Verbicaro Viti e Vini. Fu Mario Reda (stimato professionista e conoscitore nonché divulgatore delle eccellenze calabresi) ad invitarmi. Ricordo ancora le belle parole dell’allora arcivescovo Monsignor Crusco. E tutti gli anni mi reco in questa comunità a comprare un altro prodotto di eccellenza: i panicelli! Verbicaro è un territorio altamente vocato alla viticoltura e finalmente esprime racconti con i propri vini sulle tavole di chi ascolta il buono! BERBICARO Denominazione: Terre di Cosenza DOP sottozona Verbicaro Anno: 2018 Tipologia: vino rosso fermo Vitigni: magliocco e greco nero Formato: bottiglia 75 cl ℮ ​​​​​​​ Alcool: 12,5 % Vol. Vinificazione in serbatoi di acciaio termocondizionati. Affinamento 3 mesi in acciaio poi e ancora riposo in bottiglia per 4 mesi prima di essere immesso sul mercato. Vino non eccessivamente impegnativo, che da piacevolezza nei primi anni di vita. Abbinamenti: va a nozze con un bel plateau di salumi e formaggi, ma accompagna bene anche delle tagliatelle con sugo di ‘nnuglia, oppure un cannerone con fagioli, ma anche una pizza gourmet un tantino più impegnativa. Prodotto in Calabria Costo della bottiglia € 9,50 Un libro accanto: Callipo dal 1913 di Gianfranco Manfredi ed. Rubbettino        

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Ji Jian Calabria IGT

€ 25,00

Ji Jian Calabria IGT

Pronto, sono Andy Luotto, ci vediamo sabato nel primo pomeriggio. È il 29 giugno 2019…. Viaggio in treno dimmi dove devo scendere. Andy ha mantenuto la promessa, fatta qualche mese prima, faremo un evento a quattro mani con Giovanna disse, perché oltre che a divertirmi con voi sono tanto curioso di questa melanzana violetta di Longobardi. Tra giugno e luglio entrerò nella vostra cucina. Ci sono solo pochi giorni per organizzare tutto, si parte dalla cucina: fiore di zucca (farcito con ricotta e caciocavallo podolico); calabresella (sorta di parmigiana, con melanzana violetta di Longobardi de.co.); risotto di Sibari con limone di Longobardi; pasta con pomodoro di Belmonte; frittata ‘du Scuru (frittata di patate senza uova); capocollo di maiale nero calabrese con frutta secca; crumble con confettura di anona e frutta secca. In cucina ci siamo, ora bisogna pensare al vino. Qualche mese prima, il mio amico Roberto Polisicchio, mi aveva aperto il contatto con una nuova cantina che si chiama Menat. Fu una piacevole conversazione, quando telefonai, ma i vini non erano ancora pronti. Li richiamo -mi sono detto- e così fu. Il vino era finalmente pronto, e fu così che vennero a presentare, in anteprima, i loro vini Gianni Lonetti e Nicola Finotto, due dei soci della cantina Menat. Pensai che, non dovevo “vendere” quella serata, ma renderla un incontro di lavoro, un’opportunità per fare incontrare addetti ai lavori (produttori), consumatori, noi padroni di casa e Andy. Avrei voluto invitare il mondo, ma si fa presto ad arrivare a 16. A me piace fare rete e almeno una volta l’anno metto in piedi cose verosimili, colazioni dove ci si guarda negli occhi, si dà il giusto valore al tempo e magari nascono nuove idee. Arriva il sabato, vado in stazione a prendere Andy e facciamo subito un giro ad Amantea, sosta da Alfonso Mazzuca, gelato da Sicoli, peperoncino da Giancarlo Suriano e fichi da Giulia Colavolpe a Belmonte Calabro. Lo accompagno a Longobardi all’hotel Gaudio e poi centro storico. L’ appuntamento con la cucina è fissato per l’indomani mattina. Si divertirono molto a cucinare e vennero fuori delle cose straordinarie. Andy rimase folgorato dalla dolcezza della melanzana violetta di Longobardi de.co. (la più buona del mondo!), tanto da farsi accompagnare da Salimbene a farsela tatuare da: Valering Tatoo! Andy è una persona piacevolissima, di fine intelligenza, capace e per bene. Si fa presto a diventare amici. Il cibo venne sostenuto dal Greko 2018, e da due vini rosa, uno dei due si chiamava Ji Jan (2018, strepitoso) sembrava la base per un metodo classico. Il carattere di questi vini mi convince. Chissà…! Ji Jian ​​​​​​​ Denominazione: Calabria IGT Anno: 2019 Tipologia: vino rosa fermo Vitigni: gaglioppo 100% Formato: bottiglia 75 cl ℮ Alcool: 13,5 % Vol. Vinificazione con fermentazione spontanea in kvevri (anfore) georgiani. Affina negli stessi contenitori. Il tutto senza l’ausilio di alcun prodotto esogeno. Non filtrato. Vino di pronta beva ma se qualche bottiglia la conservate ne sentirete l’evoluzione. Abbinamenti: bene con le polpette di melanzane, con il tortino di melanzana violetta di Longobardi de.co., con il sushi e con la panada sarda. Costo della bottiglia € 25,00 Un libro accanto: Tracce di cucina di Calabria di Pinuccio Alia ed. Città del Sole    

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Tathagata Calabria IGT

€ 25,00

Tathagata Calabria IGT

Pronto, sono Andy Luotto, ci vediamo sabato nel primo pomeriggio. È il 29 giugno 2019…. Viaggio in treno dimmi dove devo scendere. Andy ha mantenuto la promessa, fatta qualche mese prima, faremo un evento a quattro mani con Giovanna disse, perché oltre che a divertirmi con voi sono tanto curioso di questa melanzana violetta di Longobardi. Tra giugno e luglio entrerò nella vostra cucina. Ci sono solo pochi giorni per organizzare tutto, si parte dalla cucina: fiore di zucca (farcito con ricotta e caciocavallo podolico); calabresella (sorta di parmigiana, con melanzana violetta di Longobardi de.co.); risotto di Sibari con limone di Longobardi; pasta con pomodoro di Belmonte; frittata ‘du Scuru (frittata di patate senza uova); capocollo di maiale nero calabrese con frutta secca; crumble con confettura di anona e frutta secca. In cucina ci siamo, ora bisogna pensare al vino. Qualche mese prima, il mio amico Roberto Polisicchio, mi aveva aperto il contatto con una nuova cantina che si chiama Menat. Fu una piacevole conversazione, quando telefonai, ma i vini non erano ancora pronti. Li richiamo -mi sono detto- e così fu. Il vino era finalmente pronto, e fu così che vennero a presentare, in anteprima, i loro vini Gianni Lonetti e Nicola Finotto, due dei soci della cantina Menat. Pensai che, non dovevo “vendere” quella serata, ma renderla un incontro di lavoro, un’opportunità per fare incontrare addetti ai lavori (produttori), consumatori, noi padroni di casa e Andy. Avrei voluto invitare il mondo, ma si fa presto ad arrivare a 16. A me piace fare rete e almeno una volta l’anno metto in piedi cose verosimili, colazioni dove ci si guarda negli occhi, si dà il giusto valore al tempo e magari nascono nuove idee. Arriva il sabato, vado in stazione a prendere Andy e facciamo subito un giro ad Amantea, sosta da Alfonso Mazzuca, gelato da Sicoli, peperoncino da Giancarlo Suriano e fichi da Giulia Colavolpe a Belmonte Calabro. Lo accompagno a Longobardi all’hotel Gaudio e poi centro storico. L’ appuntamento con la cucina è fissato per l’indomani mattina. Si divertirono molto a cucinare e vennero fuori delle cose straordinarie. Andy rimase folgorato dalla dolcezza della melanzana violetta di Longobardi de.co. (la più buona del mondo!), tanto da farsi accompagnare da Salimbene a farsela tatuare da: Valering Tatoo! Andy è una persona piacevolissima, di fine intelligenza, capace e per bene. Si fa presto a diventare amici. Il cibo venne sostenuto dal Greko 2018, e da due vini rosa, uno dei due si chiamava Ji Jan (2018, strepitoso) sembrava la base per un metodo classico. Il carattere di questi vini mi convince. Chissà…! Tathagata Denominazione: Calabria IGT Anno: 2019 Tipologia: vino rosso fermo Vitigni: gaglioppo 100% Formato: bottiglia 75 cl ℮ Alcool: 13 % Vol. Diraspatura interamente a mano, fermentazione spontanea a chicco intero in acciaio e kvevri (anfore) georgiani per 14 giorni e successiva spremitura soffice. Affina per alcuni mesi in tinajas di Orozco. Non filtrato, non solfitato, non additivato. Vino di pronta beva ma di lunga vita! Abbinamenti: si manifesta bene con agnello con cardi selvatici, capretto in umido e zafferano, costine di maiale al forno, arrosto di vitello con le patate… Costo della bottiglia € 25,00 Un libro accanto: Cirò i luoghi del gaglioppo di Giorgio Fogliani ed. Possibilia    

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Greko Calabria IGT

€ 25,00

Greko Calabria IGT

Pronto, sono Andy Luotto, ci vediamo sabato nel primo pomeriggio. È il 29 giugno 2019…. Viaggio in treno dimmi dove devo scendere. Andy ha mantenuto la promessa, fatta qualche mese prima, faremo un evento a quattro mani con Giovanna disse, perché oltre che a divertirmi con voi sono tanto curioso di questa melanzana violetta di Longobardi. Tra giugno e luglio entrerò nella vostra cucina. Ci sono solo pochi giorni per organizzare tutto, si parte dalla cucina: fiore di zucca (farcito con ricotta e caciocavallo podolico); calabresella (sorta di parmigiana, con melanzana violetta di Longobardi de.co.); risotto di Sibari con limone di Longobardi; pasta con pomodoro di Belmonte; frittata ‘du Scuru (frittata di patate senza uova); capocollo di maiale nero calabrese con frutta secca; crumble con confettura di anona e frutta secca. In cucina ci siamo, ora bisogna pensare al vino. Qualche mese prima, il mio amico Roberto Polisicchio, mi aveva aperto il contatto con una nuova cantina che si chiama Menat. Fu una piacevole conversazione, quando telefonai, ma i vini non erano ancora pronti. Li richiamo -mi sono detto- e così fu. Il vino era finalmente pronto, e fu così che vennero a presentare, in anteprima, i loro vini Gianni Lonetti e Nicola Finotto, due dei soci della cantina Menat. Pensai che, non dovevo “vendere” quella serata, ma renderla un incontro di lavoro, un’opportunità per fare incontrare addetti ai lavori (produttori), consumatori, noi padroni di casa e Andy. Avrei voluto invitare il mondo, ma si fa presto ad arrivare a 16. A me piace fare rete e almeno una volta l’anno metto in piedi cose verosimili, colazioni dove ci si guarda negli occhi, si dà il giusto valore al tempo e magari nascono nuove idee. Arriva il sabato, vado in stazione a prendere Andy e facciamo subito un giro ad Amantea, sosta da Alfonso Mazzuca, gelato da Sicoli, peperoncino da Giancarlo Suriano e fichi da Giulia Colavolpe a Belmonte Calabro. Lo accompagno a Longobardi all’hotel Gaudio e poi centro storico. L’ appuntamento con la cucina è fissato per l’indomani mattina. Si divertirono molto a cucinare e vennero fuori delle cose straordinarie. Andy rimase folgorato dalla dolcezza della melanzana violetta di Longobardi de.co. (la più buona del mondo!), tanto da farsi accompagnare da Salimbene a farsela tatuare da: Valering Tatoo! Andy è una persona piacevolissima, di fine intelligenza, capace e per bene. Si fa presto a diventare amici. Il cibo venne sostenuto dal Greko 2018, e da due vini rosa, uno dei due si chiamava Ji Jan (2018, strepitoso) sembrava la base per un metodo classico. Il carattere di questi vini mi convince. Chissà…! Greko Denominazione: Calabria IGT Anno: 2019 Tipologia: vino bianco fermo Vitigni: greco e altri vitigni bianchi locali Formato: bottiglia 75 cl ℮ Alcool: 11 % Vol. Fermentato e affinato in kvevri (anfore) georgiani per 9 cicli lunari sulle proprie bucce, poi pressate nuovamente. Non filtrato, non solfitato, non additivato. Vino di pronta beva ma se qualche bottiglia la conservate non ve ne pentirete. Abbinamenti: bene con il pesce delicato quando è giovane, ideale da adulto con pesce di carattere anche dai gusti selvatici. Costo della bottiglia € 25,00 Un libro accanto: …E di passione Q. B. di Paola Gula ed. Golem Disponibile anche annata 2018 - 10,5 % Vol.  

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